L’inizio di un tema o di un racconto è sempre stato qualcosa di molto complicato, soprattutto per chi ha smesso di porsi questo problema da dopo la lontanissima maturità del 2012. Chiedo quindi scusa in anticipo ai lettori ma ho sempre preferito i numeri alle parole.
Partiamo con una panoramica generale della giornata che teoricamente mi aspettava. Bellissima giornata quasi estiva e festiva e oserei dire meritatissima dopo la quarantena che ci ha dolcemente accompagnato per tutto il mese di marzo, aprile e maggio. Ho sperato fino all’ultimo da brava bimba di Conte in un DPCM anticipato che ci permettesse di uscire dalla regione che ovviamente non è arrivato costringendoci a scegliere una meta vicina ma non troppo (chi mi conosce bene sa che soffro la macchina, in particolar modo in montagna dove ogni curva regala emozioni diverse al mio stomaco ) e che unisse il buon cibo ( per la felicitò di Torre) all’attività fisica ( per la felicità di Skenna e della mia caviglia).
Quale meta sarebbe stata in grado di unire tutte queste caratteristiche se non la Pietra di Bismantova?!
Partiamo quindi in totale scioltezza verso Castelnovo ne’ Monti in sella alla fedele Panda blu di Torre e con in sottofondo una playlist carica il giusto (niente Gigi d’Ag. fortunatamente, non sarei stata in grado di reggerla alle 9 e mezza del mattino).
Viaggio di andata tranquillo e sereno, senza complicazioni o impedimenti.
Dopo una breve sosta al bar Croce ( si chiama cosi giusto?) arriviamo all’ingresso della Pietra, carichi per scalarla e in meno di mezz’ora siamo già sulla cima circondati da giapponesi in pieno momento social che scattano foto e fanno storie su Instagram. Stufi di questa situazione e abbastanza affamati decidiamo di scendere per dirigerci al ristorante che il super organizzato Skenna aveva prenotato la sera prima ( è in questo preciso momento che capisco il motivo del suo soprannome : Papà Skenna).

Panorama spettacolare.
Come si può notare partivo già con un handicap non indifferente alla caviglia!
Questo è il momento più idilliaco della giornata, considerando soprattutto quello che mi accadrà solo qualche ora dopo! Mangiamo, ridiamo, scherziamo e beviamo. Tutto buonissimo e bellissimo. Riesco addirittura a convincere i tre maschioni con il mio fascino a bere un vino bianco invece di un rosso, nonostante fossi l ‘unica a prendere un secondo di pesce (si, ho preso il pesce in montagna lo so! sono strana!). Tonno fresco in crosta di pistacchio. Un nome una garanzia. Per i malfidati allego una foto.

Vi state ricredendo eh? Meritava davvero!!
Una volta concluso il pranzo decidiamo di ripartire all’avventura, contro la volontà di Ferro e Torre che avrebbero invece preferito distendersi al sole e dormire contemplando il buon cibo appena mangiato ( con il senno di poi probabilmente era la scelta giusta da fare). Optiamo per il giro basso intorno all’anello, un po’ causale e improvvisato sul momento. Ma d’altronde le cose improvvisate solitamente non sono le più belle e INDIMENTICABILI???
Giretto inizialmente tranquillo in mezzo ad alberi e a tratti rocciosi. Ed è proprio nei tratti rocciosi che avviene la svolta della giornata, ovvero la mia dolorosa, lunghissima e mozza fiatante caduta sul lato sinistro in mezzo ai sassi e ai rami che probabilmente per qualche settimana non riuscirò a dimenticare. Tagli e lividi sono ancora attualmente presenti sul mio corpo, nonostante siano già passati 3 giorni dallo sfortunato evento, e ogni giorno invece che migliorare peggiorano e non mi fanno dormire la notte. Mi prendo parte della colpa essendomi presentata in scarpe da ginnastica ma siamo oggettivi : sono mezza sarda e donna di mare, la montagna non è presente nei miei geni!! Starete pensando che sono esagerata e che non posso lamentarmi di una semplice caduta (altri due metri e sarei caduta giù da dirupo). Allego quindi una foto per mostravi esattamente quanto io mi sia fatta male (ATTENZIONE: CONTENUTO SENSIBILE! VIETATO AI MINORI DI 18!!)

Adesso mi credete??? Anche zona costole e braccio sono messe così. Se è porno levo!!
Da questo esatto momento in poi ero troppo impegnata a non pensare ai mille dolori e il viaggio di ritorno verso la macchina penso di averlo dimenticato o comunque non ho troppo badato a cosa stesse succedesse intorno a me. Volevo solo trovare un posto sicuro senza sassi, comodo e lontano dal diluvio che a breve avrebbe accompagnato il nostro ritorno a Reggio. Torniamo quindi velocemente alla macchina e dopo una sosta nuovamente al bar Croce per annegare i dispiaceri nell’alcool ci rimettiamo in viaggio. Io e Torre verso Reggio e Skenna e Ferro verso Sassuolo. Viaggio di ritorno infinito e movimentato. Grandine come se nevicasse e fiumi d’acqua!! Ovviamente abbiamo ripreso tutto quindi godetevi lo spettacolo con questo video.
Dopo un lunghissimo viaggio di acqua e grandine torniamo finalmente a casa, stanchi (nel mio caso anche doloranti) ma felici! Voto finale più che positivo. Nonostante ciò ho comunque una richiesta da fare.
Ragazzi che dite se andiamo al mare la prossima volta???
Greta, detta Gretta