27/05/2020

“Andiamo su di là vieni?”

“Non lo so”, la mia classica risposta.

Alle 6.30 mio fratello mi sveglia, mi pareva un po’ presto per partire alle 7.30. Ho girato la testa sul cuscino, ma ho finito per essere in ritardo. Insomma sono andata anche io su di là.

Salgo in macchina alle 7.43, riscendo al forno per comprare un erbazzone (scelta poco intelligente), salgo di nuovo in macchina, allaccio la cintura a Super Mario, poi partiamo per andare su di là.
Una serie di curve infinite e stradine deserte, si diceva che Jackerson fosse il più lento a guidare, ma in fondo ero sollevata che non ci fosse Torre al volante (si vocifera nella Stanza 22…).

La corsa termina al Laghetto del Cavone a Madonna dell’acero dove si imbocca il sentiero.

Si parte in salita lungo il 337 dentro un bosco di faggi e ruscelli d’acqua desiderosi di farsi sentire. Tronchi altissimi e luce a macchie sul terriccio umido poi, risalendo, arbusti invadenti che ti lasciano giusto giusto lo spazio per mettere un piede davanti all’altro impazienti di lasciarti qualche segno (perché giustamente tu ti metti i pantaloni corti, ti vuoi abbronzare no?, ignara del fatto che sia un posto ventoso e che in fondo è scritto da tutte le parti).

Salire si direbbe faticoso fin quando non raggiungi la costa. Due regioni si toccano, separate solo da un invisibile confine di prati.

Tra la vertigine di qualche sasso e i capelli che non si volevano levare dalla faccia mi ci vedevo a rotolare giù. Il sentiero per arrivare alla croce è ben visibile, sale ripido e segue il crinale, il che vuol dire che puoi girarti ovunque e puoi sentirti Keanu Reeves in Point Break, anche se ad aspettarti è solo l’erbazzone (solo).

La croce, l’erbazzone, la croce, è stato facile, la croce, un vento incredibile, è sempre ventoso non te lo ricordi?, la croce, i pantaloni corti, ma la croce si muove, una vista pazzesca, il vento, ma se mi cambio i pantaloni ora muoio di freddo o peggio mi volano via, la bella vista, ma niente erbazzone.

Poco più avanti, scendendo appena rispetto alla costa, una cabina di arrivo di una seggiovia, perfetta per il mio erbazzone, solo che poi ho deciso di mangiarmi il panino perché avevo freddo e l’erbazzone merita la pace dei sensi. Poi le cose più buone si mangiano sempre alla fine…

Ah! di loro non ne parlo perché mi hanno detto di scrivere in prima persona…

Riprendiamo. Il sentiero segue il crinale fino ad un lago che si scorge di lontano. Il lago Scaffaiolo, un oasi perfetta per il mio erbazzone.

(intermezzo di pace)

La discesa è stata improvvisata. Bypassati i gentili vecchietti che ci hanno dato indicazioni stradali, snobbati, li abbiamo stracciati e ritrovati al Lago Cavone con una birra e una torta ai mirtilli. Io la volevo la birra.

 “Due birre e una torta”

Mi hanno insultata, ma infondo lo sappiamo tutti che sono stati i vecchietti.

Anh dimenticavo…

Silvia “logo designer” Schenetti